Amsterdam, il Museo dei Tropici

Vetrata Colorata

Son stata al ‘Museo dei Tropici’, il ‘Tropenmuseum‘, si chiama cosi’- in un bellissimo Palazzo in stile napoleonico sono alloggiati in tre piani ‘reperti’ provenienti da tutto il mondo extra europeo…una attenta e ricchissima campionatura di oggetti, suoni, anche parti interattive, ricostruzioni di ambienti, interviste e documentari della storia dei paesi colonizzati ai tempi delle colonizzazioni, credo che i documenti all’interno di questo spazio siano istruttivi anche per coloro che sono nati nelle ex colonie, figli di figli di uomini deportati come schiavi, o che provengono da quelle parti del mondo che son state depredate di uomini e materie prime, ma sono un archivio suggestivo come anche per coloro che sono originari dei paesi con culture antichissime e che ora, vivendo in un luogo straniero, abbiano conoscenza delle loro origini solo attraverso i ricordi dei parenti.

Ma: sebbene le didascalie non siano mai sfiorate da alcun accenno fazioso e, ci siano generose parti dedicate a racconti della liberazione da parte dei nativi, l’attenzione è volta soprattutto al ricreare le atmosfere, con scrupolose ricostruzioni di usi e costumi nel massimo rispetto, insomma: l’inconscio parla, seppur sottotraccia cela una sorta di rimpianto dei ‘tempi passati e gloriosi’ che io ho avvertito fisicamente, non con la ragione: e quindi, potrei sbagliarmi -ma anche le emozioni contano…-, la sensazione e’ che agli olandesi l’esperienza coloniale sia piaciuta, per differenti motivi, ma sia piaciuta.

Il primo e’ che gli ha concesso di ampliare la loro area geografica, di avere spazio, hanno sentito di acquistare territorio con lo stesso senso di potenza che hanno avuto verso le loro paludi e torbiere, hanno potuto coltivare dieci volte di più di quello che il loro paese gli consentiva… e commerciare questi prodotti preziosi e rari, questo peraltro gli ha permesso di vivere al di sopra delle loro possibilità sotto ogni aspetto, geografico, climatico ed economico, sopratutto nell’africa equatoriale e nei Caraibi, dove sostanzialmente hanno esercitato un colonialismo di sfruttamento anche molto aggressivo…. sempre osservando le stanze di questo bellissimo museo si comprende la differenza dei rapporti che sono corsi con i differenti popoli con i quali hanno avuto relazioni.

Il confronto con l’impero ottomano, a quanto appare, e’ stato stimolante, si sono trovati di fronte a una civiltà, allora, molto raffinata e autorevole con cui e’ stato piacevole fare affari e sottrarre mercato alla concorrenza, (prima di tutte venezia, forse piu’ prevenuta dalla pressione della religione cristiana ….) invece, in altre aree geografiche si sono anche divertiti, in India, Indocina, giocavano a fare gli esploratori, si vestivano elegantissimi per ogni circostanza avevano una divisa per le varie occupazioni, quasi che colonizzare fosse una sorta di cerimonia di corte…il vestito da esploratore, quello da cacciatore, quello da compratore, quello da studioso della natura, quello da filantropo, quello da insegnante di citta’ e di insegnante nella Junghla, si sono concessi un angolo del mondo dove essere in un certo senso frivoli…. si interessavano alle culture locali con passione,

A guardare queste stanze documentatissime…… resta quasi un interrogativo da parte loro del perché l’incantesimo si sia spezzato…. Gli oggetti etnici raccolti sono esposti con amore e cura, le didascalie sono rispettose, insomma a guardare tutti i bellissimi documenti, reperti, le foto, nella storia degli ultimi duecento anni sembra quasi che non abbia sofferto nessuno…non si spiega perchè sia finita la meravigliosa vacanza fuoriporta… quasi come un distacco non compreso fino in fondo….. mi sono dedicata anche ai filmati di repertorio…in uno era a narrata la fine della colonizzazione nei caraibi, si potevano vedere i cinegiornali, un documentario di dieci minuti in cui sono descritti i passaggi della liberazione del Suriname..

Lo scrivo, ovviamente con senso dell’ironia: a loro dire, dei vecchi filmati d’epoca, dal momento in cui gli olandesi si sono insediati li, costruendo case, città mercati, scuole, insegnando una lingua comune…tutti lavoravano e si dedicavano alla produzione di qualcosa che prima non c’era, la classe dirigente prosperava, la borsa e i mercati ne godevano, le immense ricchezze che venivano prodotte entravano nel mercato; i lavoratori- schiavi ma lavoratori(!)- avevano il loro da fare tutto il giorno e non mancava a nessuno di loro un tetto e un letto e un piatto di cibo…

Fonte: http://www.flickr.com/photos/valewhale/ di Valentina Falcioni

Edficio e Statue

Amsterdam Bar all'aperto

Amsterdam Strade

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Un Commento a “Amsterdam, il Museo dei Tropici”

  1. Nicola Scrive:

    Bellissime foto
    Testo interessante.

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