Rembrandt haus: l’emozione più grande e naturale

 Rembrandt haus

Dunque: una giornata che a descriverla sarebbe senza alcun senso, si é rivelata invece ricca di esperienze potentissime, e non solo da turista ma semplicemente da cittadina….

Una giornata senza programmi ma ricca di incontri: visite a conoscenti, scambi di numeri telefonici…semplici conversazioni…anche piccoli acquisti …. ma il posto d’onore lo deve comunque avere la visita alla casa di Rembrandt; uno dei più grandi pittori della storia dell’arte europea e il più importante di quella olandese, che si trova in prossimità della Waterlooplein, nel quartire ebraic e che il famoso pittore olandese Rembrandt ha posseduto e dove vissuto, tra il 1639 e il 1660, essendosi creato una così buona reputazione da ricevere numerosi incarichi ad Amsterdam per la realizzazione di ritratti.
Difatti nei suoi primi anni ad Amsterdam (1632-1636) iniziò a dipingere scene drammatiche di grande formato e dai colori molto contrastati tratte dalla Bibbia o dalla mitologia.

Parallelamente, Seguendo la tradizione fiamminga, cominciò anche ad accettare di eseguire ritratti su commissione.
Ma quì arriva la svolta “epocale”: come era uso in quel periodo, e non a caso ha un parallelo nel suo contemporaneo Caravaggio: anche Rembrandt -nonostante molti dei suoi lavori fossero a soggetto mitologico, biblico o storico-, spesso faceva posare i suoi vicini di quartiere in prevalenza ebrei; così come sappiamo che inserì nei suoi quadri anche i suoi parenti più stretti – la moglie Saskia, il figlio Titus e la seconda compagna Hendrickje –dando le loro sembianze ai personaggi principali
E così l’evoluzione pittorica del Maestro segue fedelmente quella della vita culturale non solo del suo tempo, ma del suo quartiere, quello dove ha vissuto
Ma c’è dell’altro: Rembrand ha creato un genere nuovo: l’indagine delle emozioni umane attraverso la descrizione del volto.
E qualsiasi volto lo interessa: osservando il suo percorso artistico si può notare che i più grandi trionfi creativi sono evidenti specialmente dalla sua conoscenza dei relativi testi, dall’influenza delle tematiche classiche che si fondono con osservazione della popolazione.

In una lettera ad un committente, Rembrandt fornisce l’unica spiegazione giunta fino a noi di quale obiettivo si proponesse di raggiungere attraverso la sua arte: “Il movimento più grande e naturale”, traduzione di “die meeste ende di naetuereelste beweechgelickheijt”. La parola beweechgelickheijt potrebbe anche significare “emozione” o “causa prima”. Se Rembrandt con questa affermazione si riferisse ad un obiettivo materiale o ad obiettivi altri e superiori é una questione ancora aperta alle interpretazioni, in ogni caso é riuscito a fondere gli aspetti terreni e quelli spirituali attraverso l’osservazione della realtà come nessun altro pittore nella cultura occidentale è riuscito a fare; e i molti autoritratti, quasi un centinaio tra cui 20 incisioni, esaminati nell’insieme ci forniscono una visione eccezionalmente chiara dell’artista, del suo aspetto fisico e – più importante – della sua evoluzione “psicologica”, come ci rivela il volto segnato dagli anni delle ultime opere.
E proprio per la sua comprensione della condizione umana, fu definito “uno dei grandi profeti della civiltà”.
Si trova scritto che Rembrandt vivesse al di sopra dei propri mezzi, comprando opere d’arte (talvolta riacquistando ad un prezzo superiore i suoi stessi lavori), stampe (spesso usate nei suoi dipinti) ed oggetti rari, abitudine che probabilmente lo condusse alla bancarotta nel 1656.
Il suo stato di insolvenza fece sì che la maggior parte dei suoi dipinti e dei suoi oggetti di antiquariato finirono per essere messi all’asta. Fu costretto anche a vendere la propria casa e il suo torchio da stampa, trasferendosi in un’abitazione più modesta nella zona di Rozengracht.
I suoi disegni e dipinti furono popolari già durante la sua vita, la sua reputazione rimase alta e per vent’anni fu maestro di quasi tutti i più importanti pittori olandesi.Dopo aver ottenuto un grande successo fin da giovane come pittore ritrattista, i suoi ultimi anni furono invece segnati da tragedie personali e difficoltà economiche
Una vita davver tragica e tormentata considerando che non solo perse le sue ricchezze, ma anche le sue mogli e praticamente tutti i suoi 11 figli: Rembrandt sopravvisse sia a Hendrickje, morta probabilmente di peste nel 1663, che al figlio Titus, che morì il 4 ottobre 1669 ad Amsterdam a 63 anni, e fu sepolto in una tomba anonima nella Westerkerk.

Ecco l’album fotografico completo.

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3 Commenti a “Rembrandt haus: l’emozione più grande e naturale”

  1. Nicola falcioni Scrive:

    Molto interessante il testo e bellissime le immagini.

  2. maria cristina giongo Scrive:

    Bellissimo articolo! Emoziona leggerlo! Complimenti e grazie!
    Da una giornalista a caso….

  3. GuidOlanda Scrive:

    Grazie CRI per la visita e l’apprezzamento
    Merito tutto di Valentina che ringrazio

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