Gli Afrikaner e lo sport che fa miracoli

Afrikaner e mondiali di calcio

Nel percorrere le strade di Amsterdam, il capitolo terribile e lacerante che è la vicenda del loro colonialismo è come lontano; a parte la presenza degli orange sia in SudAfrica che in Olanda.
A parte i calciatori, a parte i diamanti…. a parte la storia di cui gli olandesi vanno molto orgogliosi e contemporaneamente si sono obbligati a attentissime riflessioni
La vicenda del colonialismo è nuovamente attualissima, non solo per il fenomeno della migrazione in Europa da parte dei paesi confinanti, ma anche perchè la finanaza stà colonizzando in un modo simile il mondo, seguendo le ricchezze e ridisegnando l’assetto delle potenze nel pianeta, purtoppo l’osservazione di quanto accade non è esaminato con sufficiente consapevolezza: il problema delle migrazioni dai paesi poveri è aperto creando conflittualità che a mio parere sono irrisolvibili se affrontati con questo tipo di insofferenza.

I paesi europei che hanno avuto rapporti coloniali con i paesi dell’Asia e Africa, Italia compresa avrebbero molto da meditare a riguardo.
Del Sudafrica, fra le ultime nazioni che si sono faticosamente rese indipendenti dall’occupazione con un tratto deltutto originale, ricordiamo la terribile storia. Fummo costretti ad apprendere dell’embargo, la vergognosa situazione dei dissidenti politici torturati e uccisi, l’esilio di cantanti come Mirtiam Makeba o di attivisti come Nelson Mandela.
Le vicende di cronaca del complesso e violentissimo percorso verso la libertà del SudAfrica ha certo lasciato un’ombra che incrina il carattere pacifico e tollerante degli olandesi, sebbeno abbia notato che quell’episodio abbia aperto una riflessione attentissima e costante, non c’è occasione in cui la stampa e gli intellettuali olandesi non si confrontino a riguardo, segno che hanno imparato quantomeno la necessità di essere vigili.

Ma come riflettevo, lo sport fa miracoli.
Ci son voluti gli ultimi mondiali di calcio perché mi rendessi conto che questo paese così distante non solo fosse “distante”, ma fosse anche “dentro” ogni olandese, me ne accorsi, durante il mio soggiorno ad Amsterdam in coincidenza dei mondiali di calcio in Sud Africa.
Questo popolo coraggiosiossimo che non conosceva mari o tempeste o oceani o capi da doppiare che non fossero percorribili, superabili, aveva una visione opposta di noi mediterranei de mondo: per immenso che fosse, poteva essere sempre “percorribile”…
Loro erano gli Orange, quando nel 1600 una parte di loro si fermò proprio laggiù, dalla parte opposta dell’emisfero: i boeri…contadini marcianti dopo essersi reinventati marinai che solcavano le acque tornavano ad essere contadini e quasi per sfida avevano deciso che fosse “casa loro”, e che un pezzo del cuore, fosse in Europa e l’altro fosse in Africa, due pezzi dello stesso cuore.… vivo e pulsante.
Dal Nord Europa al Sud Africa…come sempre il movimento sembra caratterizzare questo popolo guidato dalla dinamica, ispirata primaditutto dal vento.
Duemilaedieci: era la prima volta che un paese africano ospitasse i mondiali di calcio… E nonostante questo, nessuna squadra africana, come sempre, era riuscita a superare i quarti…insomma il sudafrica in quella data magica della finale…era come una scatola vuota … senza i suoi paesi a rappresentarla … Tutti battuti da squadre provenienti da altre parti del mondo: sudamerica, ed europa,  era però anche vero che in SudAfrica c’è ancòra una comunità che parla una sorta di olandese antico e meticcio, ma sempre olandese…e che i boeri vivano ancora lì, in una regione chiamata repubblica di orange.. Orange…arancione: non è solo il colore della loro maglia…. …è anche il nome degli olandesi, quando scendono in campo…in qualunque parte del mondo si trovino…
Hanno lo stesso nome di quel temibile popolo e ha combattuto affinchè quella terra, fosse la sua terra, strappandola via ai nativi.

Dalla vergogna di quella vicenda la storia offre un doppio riscatto.
E nell’ anno coi numeri da cabala, anno in cui proprio il sudafrica ospitava i mondiali di calcio… l’olanda, gli orange ….il sudafrica era di nuovo in finale.
La storia aveva dato una nuova opportuni à: il sudafrica rappresentato dagli orange si batteva in finale con la potentissima Spagna, potente nel calcio, potente nell’impero quando le flotte nel seicento solcavano gli oceani per “razziare” i segreti e le ricchezze del mondo ignoto..nemica di sempre dai tempi delle guerre nelle torbiere olandesi, che venivano allagate per rendergli impossibile l’offensuiva.

Questa “finale” ha come risvegliato un richiamo, una consapevolezza che forse io ho avvertito razionalmente solo in quel momento e che invece c’è sempre stata…e significa qualcosa…
Come una scoperta che genera prima meraviglia e poi orgoglio, gli orange erano europei che rappresentano anche l’africa che si confrontava in finale ai mondiali…
Il villaggio globale: Pretoria, Città del Capo,Transval , era tutto dietro casa.
Dentro casa.

Sul piatto c’era moltissimo…lo sapeva Mandela…lo sapeva il giovane studente con la maglia arancione che si sedeva al bordo di un marciapiede per guardare la partita da uno schermo…uno qualunque…. si affronta la finale da calciatori, da sportivi, da olandesi, da fratelli….e questa sottile differenza mi faceva avvertire quanto si sentissero onorati.del loro mondo che erano riusciti a fare diventare anche piccolo
una bella sfida.

Fonte: http://www.flickr.com/photos/valewhale/ di Valentina Falcioni

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