Sogni olandesi realizzati in Italia

Sogni olandesi realizzati in Italia

Adrian e Hildegard sono una coppia di belgi che in primavera hanno aperto a Morrone de Sannio (paesino di 700 anime sperduto nel cuore del molise) “La Casa Molisana”, un ristorante-albergo dove accolgono ospiti internazionali desiderosi di riscoprire riposo e genuinità.
La speranza di cambiare vita si era già manifestata qualche anno prima, diverse sono state le città visitate in Italia, ma l’incontro con il Molise è avvenuta per puro caso, forse segno del destino, quando decisero di passare da questa regione per trovare un amico, Hanns, conosciuto qualche mese prima ad Utrecht, in Olanda, alla fiera della seconda casa, dove lo stesso Hanns aveva allestito uno stand in cui presentava proprio il Molise.
Qualcosa li aveva colpiti a Morrone. Avevano visto una casa bellissima, era tutta in pietra, circondata da un giardino, una vecchia casa colonica alle porte della cittadina, dove cent’anni fa c’era un mulino.
E’ stato amore a prima vista, ecco che hanno realizzato quel sogno che avevano rimandato per tanti anni.
Quello che li ha subito colpiti, oltre allo spirito disponibile e cordiale della gente del luogo, è stata soprattutto la natura: i colori, l’atmosfera, l’armonia, la quiete.
Adrian e Hildegard hanno venduto la loro casa in Belgio e lasciato la piccola industria chimica di cui Adrian era responsabile.
Ad aprile di quest’anno hanno inaugurato il ristorante-albergo “La casa Molisana”, un ristorante con un piccolo albergo di 4 camere che sforna i piatti della cucina locale preparati da una cuoca del posto, Teresa, e incredibilmente da un’aiutante olandese, Ramon. Anche lui ha lasciato alle spalle la sua vita olandese per farsi convolgere completamente dalla bellezza del territorio molisano di cui è rimasto subito affascinato.
Tutto ciò è anche merito dell’associazione AADI (Associazione Amici Dell’Italia), un’organizzazione internazionale senza fini di lucro costituita da cittadini molisani e stranieri uniti dalla passione per il Molise e intenzionati a promuovere all’estero, in particolare nel Nord Europa, i valori culturali, naturalistici e gastronomici della regione.

Dopo Adrian e Hildegard, ecco realizzarsi un altro sogno nel cassetto.
Parlo di Joey e Mika, due ragazze olandesi di 34 anni completamente innamorate dell’Italia che spinte dall’ambizione e dalla voglia di trasferirsi definitivamente nel Bel Paese, dopo tanti anni di sacrifici, sono riuscite a mettere su un piccolo agriturismo che hanno aperto proprio ieri nelle Marche.
Al bed & breakfast comprensivo di appartamenti in affitto e di un piccolo campeggio hanno dato un nome davvero caratteristico e significativo: Gustissimo.
Come riferiscono nel loro sito web www.gustissimo.com, questo nome deriva dalla parola italiana “Gusto” che significa piacere e gioia, ma Gustissimo è anche una metafora per il loro progetto ed impegno.
Di impegno si può proprio parlare visto che anni fa avevano comprato un vecchio casolare, una vera rovina, che sembrava tutto fuorchè una casa e ora hanno fatto miracoli per restaurarla.
Hanno tanto amato l´Italia da aver vissuto per anni in una tenda, costruendo da sole prima, poi con amici volontari e infine con l´aiuto di professionisti e di prestiti richiesti alle banche il loro sogno italiano.
Ma i servizi offerti dalle due olandesine non finiscono qui, infatti in abbinamento all’accoglienza della struttura, si possono seguire corsi di cucina italiana, pittura, disegno, canto e persino la lingua italiana stessa.. Senza contare le interessanti escursioni che si possono effettuare nel circondario offerta dalla splendida regione, ricca di cultura e tradizione.
I miei complimenti anche per il sito web davvero bello non solo per la scelta dei colori e la realizzazione della grafica ma anche per la presentazione delle foto davvero belle e invitanti che le stesse ragazze hanno raccolto in un loro archivio personale e adesso condiviso proprio attraverso la stessa risorsa. Ci sono dei panorami stupendi e delle immagini davvero caratteristiche e significative, alcune proprio divertenti. E da queste che si evincie il loro amore genunino per l’Italia !

Come dice Cristina , che ringrazio per la segnalazione, sono veramente forti !!

Parlo di Cristina perchè Joey e Mika sono state le sue allieve.. le avrà insegnato davvero bene l’italiano visti tutti questi fantastici risultati !

Via Primonumero.it

Sogni olandesi realizzati in Italia

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10 Commenti a “Sogni olandesi realizzati in Italia”

  1. Ibrahim Scrive:

    ci sono anche loro: http://www.labbraccio.eu/

  2. Piero Scrive:

    Ma scusa…ma sono belgi, perche` dici ‘sogni olandesi’? E’ come confondere italiani e spagnoli…solo per la lingua?

  3. Piero Scrive:

    Riguaqrdo alle due ragazze olandesi, sono state brave…ma vorrei giustamente far notare il target: il sito e` solo in olandese: e` un posto fatto per attirare gli olandesi in Italia, il che` in effetti potrebbe funzionare…se non le fanno fallire le tasse…

  4. Francesco GuidOlanda Scrive:

    Ciao Piero buona Pasquetta

    L’articolo originario riguardava solo gli olandesi ma poi ho inserito anche i belgi che con gli olandesi hanno in comune hanno il fatto di avere una struttura ricettiva in Italia, anche se in regioni diverse della Penisola

    In realtà, un tempo, belgi, olandesi e lussemburghesi.. facevano parte di una stessa nazione :)

    Joey e Annemie, come potrai leggere (anche in inglese) dal loro sito sono 2 olandesine di 35 anni che hanno aperto una guesthouse nelle Marche..

    Sono passati 2 anni da quanto Cristina, loro insegnante, mi ha segnalato il loro sito.. e al momento godono di buona salute.. nonostante tasse ecc :)

    Buona Pasquetta a tutti i lettori di BlogOlanda.it

  5. Piero Scrive:

    Ehi…tu!!! Piero….non che voglia essere Io l’unico Piero del Blog,ma quì quando posti bisogna trovare una soluzione,xchè di Piero ci sono già io e qualcuno potrebbe confondersi…eheheee

  6. admin Scrive:

    Ehh ehh stavo pensando la stessa cosa :)
    Sai.. l’altro giorno ho trovato un altro Simone che aveva commentato.. ma allora non siete unici ehh :))
    Piero di prima.. quando lasci un commento potresti aggiugere nel nome un qualsiasi altro riferimento.. come “2”, o “ecc” ?.. grazie :)

    Piero (l’ultimo che ha commentato.. ma chiunque altro.. di Piero o non Piero.. :)) ) .. mi raccomando.. oggi darò vita al nuovo VideoOlanda dove inserirà i tuoi video di SinterKlaas.. Portamene tanti al tuo ritorno.. visto che ci fai fra poco.. anche se li fai con la fotocamera.. vanno bene lo stesso.. arricchiamo la nuova sezione daii. .e grazie come sempre

  7. flohr Scrive:

    CRISI IMMOBILIARE 2009

    INVESTIRE IN CAMPAGNA? UN PESSIMO AFFARE

    A mio avviso il mercato, ora morto, può riprendersi solo se i prezzi calano ulteriormente. Chi mette in vendita ai prezzi assurdi di 2 o 3 anni fa , IN REALTà NON VUOLE VENDERE, non ha bisogno di vendere: ASPETTA IL POLLO, IL FESSO DA SPENNARE.
    Una casa è vendibile solo se il venditore richiede un PREZZO DI RIVENDIBILITà, ovvero se a quel prezzo, al prezzo al quale compra, il compratore riuscirà a sua volta a rivendere l’immobile.

    Mi sembra che i casi più eclatanti di IRRIVENDIBILITà presenti sul mercato siano quelli delle case di campagna, cascine, casolari, coloniche, rustici ecc. OGGI ASSOLUTAMENTE INVENDIBILI, specie se restaurate.
    I prezzi delle country house REALMENTE IN VENDITA stanno crollando verticalmente.
    Posto al riguardo un articolo, per intero perché l’edizione di settembre del mensile che lo ha pubblicato non è più on line, che ben illustra la situazione delle country house dell’italia centrale e meridionale, e la dunkerque dell’ italian dream delle country house in Italy ingenuamente, molto ingenuamente, comprate dagli Inglesi.

    “ Country house : Inglesi in fuga.

    Gli Italiani sono stufi del caos urbano, delle città riempitesi di immigrati clandestini, di spacciatori, prostitute, locali notturni della criminalità, di furti, scippi, stupri, estorsioni, ovvero di quell’inferno, quell’incubo in cui sono state colpevolmente trasformate le nostre aree urbane.
    Il rapido deterioramento della qualità della vita nelle città ha spinto negli anni passati molte famiglie a esplorare le campagne in cerca di oasi di tranquillità e sicurezza. Ma la speranza di trovare una migliore vivibilità nelle campagne si è rivelata illusoria: soprattutto nelle zone rurali prossime a strade provinciali, a discariche e tralicci o a zone industriali il degrado è simile se non superiore a quello cittadino, con una popolazione locale composta prevalentemente da clandestini magrebini e da Rumeni, e da qualche agricoltore in pensione, troppo vecchio per cambiar casa e scapparsene via.
    Tuttavia se oggi ci si allontana dalle provinciali e ci si addentra nelle campagne e nei piccoli borghi più sperduti si ha una duplice sorpresa: i casolari più isolati e inaccessibili sono stati comprati nello scorso decennio da Inglesi, e, guarda caso, ora questi Inglesi stanno vendendo in massa.
    La moda che negli anni scorsi sembrava irrefrenabile, per cui i sudditi di Sua Maestà Britannica correvano a comprare a prezzi assurdi le più scassate e scatafossate bicocche per restaurarle e corredarle di piscina, è finita. Ed è finita decisamente male per gli Inglesi, che ora devono rivendere case scomodissime e costose, case che nessun Italiano vuole, almeno a quei prezzi.
    La trascorsa decennale epopea delle case di campagna comprate dagli Inglesi è tutta da ridere, roba da commedia all’italiana. Beandosi della sterlina allora forte, i Britanni compravano quasi a occhi chiusi cascine, rustici, i cosiddetti casolari tipici umbri, marchigiani, pugliesi. Tali umide, maleodoranti e malferme catapecchie erano state abbandonate negli anni ’60 e ’70 dai nostri agricoltori i quali, godendo di tutti i benefici e i privilegi creditizi e fiscali loro concessi a piene mani dalla Bonomiana in cambio del consenso elettorale alla Democrazia Cristiana, si erano fabbricati moderni edifici, autentiche ville e palazzi dotati di ogni confort. Questi contadini, così beneficiati dal (nostro) pubblico denaro, non immaginavano certo di essere colpiti da un’altra imprevedibile fortuna: la moda inglese dell’italian dream, il sogno italiano della country house nel Bel Paese.
    L’Italiano è furbo, ha l’occhio lungo, il contadino in particolare, scarpe grosse e cervello fino, con alle spalle una secolare tradizione di ruberie al padrone, agli antichi proprietari terrieri (quelli, per intenderci, che avevano appoggiato il fascismo, poi nel dopoguerra sterminati dalla DC a favore dei contadini stessi).
    Ebbene, il furbo vergaro italico, magari col figlio geometra o mediatore, ha colto al volo e ben sfruttato l’ingenua moda britannica: capanne e ruderi di tufo o di altro materiale scadente, in luoghi scomodissimi, lontani da ogni tipo di servizi, che prima degli Inglesi nessuno voleva nemmeno in regalo, venduti per centinaia di milioni di lire a eccitati (“excited”!) sudditi britannici. Poi le famiglie contadine festeggiavano l’insperato affare crapulando in oceanici banchetti ai quali venivano invitati parenti e amici, e, ovviamente, i “chicken” britannici ben spennati.
    Ma l’affare non finiva lì: il neoacquistato rudere doveva essere ristrutturato. Tutti conosciamo lo scarso fairplay italico quando si tratta di differenziare i prezzi per turisti stranieri dai prezzi per Italiani: nelle campagne tale differenziazione è stata elevata all’ennesima potenza. All’ingenuo acquirente, reso ancor più fidente da abbondanti “lunch” e da tanta falsa accoglienza iniziale, venivano consigliati per i lavori il cugino geometra, il cognato muratore, il genero idraulico, la nipote titolare dell’agenzia per le pratiche burocratiche, l’amico rivenditore di materiali per l’edilizia. Case del valore finale reale di 100.000 – 200.000 euro venivano a costare 400.000, 500.000, 600.000 euro. Una pacchia, una vera manna per i nostri campagnoli che, giustamente, ne approfittavano, in base al principio: “Finché si trovano i polli…”.
    Poi arrivò l’anno domini 2008, l’anno dei subprime, del crollo del mercato immobiliare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dei fallimenti a raffica di banche e assicurazioni inglesi, del governo britannico che per turare le falle nel sistema creditizio si svenava e stampava sterline come se fossero volantini pubblicitari. E la sterlina contro l’euro crollava, crollava, sempre più in basso, sempre più in fondo: 1.7, 1.4, 1.3, 1.1 … E gli Inglesi residenti nelle bicocche con piscina restaurate a caro prezzo, che avevano redditi in sterline, convertivano quelle sterline in sempre meno euro, e cominciavano a chiedersi: “Ma non ci converrà ritornarcene in Gran Bretagna (“go back home”), visto che qui in Italia con le nostre sterline svalutate non ci compriamo più nulla?”. Oltretutto i Britanni si erano nel frattempo stufati di coltivare stentate erbette e verdurine per le talpe, di scorazzare inutilmente coi loro fuoristrada con targa gialla e guida a destra per le nostre campagne, belle sì, ma prive di servizi, di vita sociale tra gente sopportabile, di comodità, così desolate durante le lunghe invernate, e, in fin dei conti, noiose da inedia. Si erano stancati di attendere l’ispirazione artistica raccogliendo in continuazione col retino insetti, formiche, vermi di mosche e altra campagnola sporcizia galleggiante nell’acqua delle loro piscine. Si erano accorti che l’Italia, la vagheggiata Italia, l’ italian dream , più che un sogno era un incubo di clandestini, malavita, tasse, burocrazia, servizi pubblici scadentissimi, rapine e stupri in villa…
    E allora hanno pensato: “Ma se vendiamo questo nostro casolare tipico toscano umbro marchigiano che abbiamo pagato centinaia di migliaia di euro, e convertiamo queste centinaia di migliaia di euro in sterline, poi con tutte queste sterline in Inghilterra torniamo a vivere da signori”. Ed ecco allora gli Inglesi affollare le nostre agenzie immobiliari, ecco i mediatori riempire bacheche, siti internet e giornaletti immobiliari di casolari tipici ristrutturati con piscina in vendita… ma, ma….
    Ma nessuno compra.
    Nessun Italiano con famiglia, con figli e/o anziani, può andare a vivere in quelle lande isolate e sperdute, vicino a qualche spopolato paesetto di vecchi, senza servizi, senza scuole, senza ospedali. Nessun Italiano è disposto poi, anche se libero dalle necessità di una famiglia, a pagare un immobile tre, quattro, cinque volte il suo reale valore. Anche perché l’acquirente italiano, sempre con l’occhio lungo, pensa: “Ma un domani, se dovrò rivendermi questa bicocca in campagna, quale fesso me la comprerà?”. Senza contare infine che sul valore delle aree rurali incombe il 2013, l’anno in cui, in ossequio ad accordi liberisti di commercio mondiale già siglati, tesi a favorire le esportazioni agricole di paesi emergenti, l’Europa toglierà agli agricoltori quei sussidi che finora ne avevano permesso la sopravvivenza, con conseguente futuro deprezzamento e cambio di destinazione (a pascolo) dei terreni.
    Devo dire che il riconosciuto senso pratico, il tradizionale empirismo britannico, sta inducendo i venditori inglesi a una corsa al ribasso dei prezzi, spesso in concorrenza tra connazionali. In questo i Britannici si stanno dimostrando più realisti e lungimiranti di quei vergari nostrani ai quali il casolare tipico, il rustico, è rimasto ancora invenduto, e che continuano a chiedere prezzi superiori ai 100.000 euro, non comprendendo che, finita la moda degli Inglesi, il mero valore di cubatura delle loro catapecchie è di 10.000 – 20.000 euro al massimo. E per questi 10.000 – 20.000 euro devono ringraziare certe demenziali e antilibertarie normative statali e regionali che impediscono tirannicamente al cittadino la libertà primaria di costruire sulla sua proprietà, sulla sua terra, o lo taglieggiano imponendogli oneri di fantomatiche urbanizzazioni e altre tasse assurde. In mancanza di tali leggi vessatorie e predatorie, in un regime di libero mercato, il valore delle dette bicocche sarebbe negativo: il costo della loro demolizione.
    Rimangono pur tuttavia come acquirenti dei casolari tipici i Magrebini e i Rumeni, a prezzi ovviamente magrebini e rumeni. “

    (Articolo di Filippo Matteucci su ItaliaReale di Settembre)

    I miei consigli per gli acquisti di case di abitazione sono i seguenti, pochi ma sicuri:

    comprate solo a un PREZZO DI RIVENDIBILITA’, cioè assicuratevi che vi sia la concreta possibilità di rivendere la casa almeno allo stesso prezzo che state pagando,
    evitate gli acquisti di moda (dal finto borgo marinaro al romantico-rurale-agreste): andate invece sul sicuramente rivendibile,
    evitate come la peste le case di campagna, cascine, casolari, coloniche, rustici, casali, ex agriturismi (per lo più falliti…) ecc. OGGI ASSOLUTAMENTE INVENDIBILI, specie se restaurate,
    comprate invece al centro, o nelle zone di immediata o prossima espansione urbanistica,
    comprate nelle città capoluogo di provincia o nelle cittadine turistico-balneari più richieste,
    comprate case costruite negli anni ’60 e ’70: hanno una qualità costruttiva migliore e stanze più grandi rispetto alle nuove costruzioni pur costando un po’ meno, non hanno bisogno di grandi ristrutturazioni e sono più vivibili di certi loculi-alveari a caro prezzo,
    guardate allo spazio a disposizione: più ce n’è e meglio è, corti, giardini, parcheggi, garage (meglio se doppi), e non alle finiture o alla jacuzzi o alla robotica&domotica (dà solo problemi),
    riscaldamento rigorosamente autonomo,
    se avete sufficiente capitale, compratevi case singole con corte e giardino, vivrete meglio…. altrimenti studiatevi il regolamento di condominio: più divieti (di comportamenti da cafoni) ci sono, più il condominio e l’immobile sono di sicura qualità,
    fate attenzione a tralicci, ripetitori radiotelevisivi e di telefonia cellulare, discariche, piste di motocross, strade e linee ferroviarie trafficate: se sono presenti vicino all’immobile difficilmente lo rivenderete senza rimetterci,
    massima attenzione alla stabilità dell’immobile e del terreno su cui è edificato: i soldi per una perizia privata (sicuramente più affidabile di quelle pubbliche…) del vostro geologo di fiducia non saranno mai spesi meglio.

  8. Papocchio Scrive:

    L’Olanda è una Nazione affascinante dove gli olandesi sono veramente proprietari del loro corpo fisico (almeno così appare rispetto a quelli che giungono in Italia). Nella piazza romana del Popolo ho conosciuto un olandese che stava facendo il giro dell’Europa in bicicletta. Si è fermato presso un angolo civico e sul suo taccuino di disegni in 20 minuti ha disegnato la nota piazza di Roma come avrebbe fatto al suo meglio Piranesi o qualche altro grande disegnatore italiano.Io, invece, vivo del veleno italiano, del mio corpo -che pure abito con qualche dignità- non ho alcuna proprietà, vivo come i cornuti smidollati e flaccidi dell’Italia di oggi. Il mio talento, poi, è vedovo, è mancino nel senso che non vi è rimasta che un’agitata mano làddove le donne italiane si consumano? in una subdola vecchiaia dalle ragnatele vaginali mai se ne abbiano una.
    Quindi auguri ai nuovi esercizi olandesi molisani e marchiciani, sì auguri dal Papocchio!

  9. LUCIANO Scrive:

    Ciao a tutti,
    siamo gestori di una attività ricettiva nelle marche che potete visionare dal nostro sito http://www.countryhouseiltiglio.it, abbiamo recentemente ampliato
    la ricezione e abbiamo ricavato un ristorantino di circa 30/40 posti.
    Saremmo intenzionati a collaborare con persone olandesi interessate
    alla gestione, in collaborazione, della nostra struttura.
    Se interessati potete contattarci, per e-mail o telefonicamente.
    A presto.

  10. GuidOlanda Scrive:

    Turismo: Olanda-Molise, tutti soddisfatti e adesso si guarda a consolidare i rapporti

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